Trent’anni di carriera, la bellezza come vocazione e il coraggio di restare fedeli a se stessi. Il grande couturier italiano si racconta in un’intervista intima, tra fragilità, incontri indimenticabili, radici e sogni ancora da realizzare.

Ci sono artisti che affidano alle proprie creazioni il compito di raccontare la bellezza. E poi ci sono artisti per i quali la bellezza diventa un linguaggio dell’anima, un’espressione profonda della propria identità, della propria storia e della propria sensibilità. Anton Giulio Grande appartiene a questa seconda dimensione dell’arte.

Icona dell’alta moda italiana contemporanea, interprete di una femminilità sofisticata, intensa e maestosa, Anton Giulio Grande ha costruito in trent’anni di carriera un universo stilistico immediatamente riconoscibile. I suoi abiti parlano di eleganza, signorilità, sensualità e magnificenza attraverso la ricercatezza dei tessuti, la precisione dei tagli, la morbidezza avvolgente delle forme e la straordinaria raffinatezza delle lavorazioni sartoriali.

Pizzi preziosi, ricami elaborati, trasparenze sapientemente dosate, sete impalpabili e silhouette scenografiche diventano gli strumenti di un’estetica che supera il concetto stesso di abbigliamento, avvicinandosi alla dimensione delle grandi arti figurative e teatrali.

Nelle sue creazioni si avverte il legame con quella tradizione italiana che ha fatto della bellezza una forma di cultura, dell’artigianalità un patrimonio da custodire e della moda una vera espressione artistica.

Un’eredità che Anton Giulio Grande ha saputo interpretare con un linguaggio personale, costruito attraverso lo studio, la ricerca e l’incontro con grandi protagonisti della moda e della cultura.

Originario di Lamezia Terme, formatosi al Polimoda di Firenze e al Fashion Institute of Technology di New York, lo stilista ha dato vita al proprio marchio nel 1996, dopo esperienze formative e professionali legate a prestigiose maison italiane, tra cui Gattinoni e Sorelle Fontana.

Da allora, il suo percorso lo ha condotto sulle passerelle internazionali, nel mondo dello spettacolo e accanto a personalità che hanno contribuito a scrivere la storia dell’eleganza italiana.

Il 2026 rappresenta un anno particolarmente significativo: il trentesimo anniversario della sua carriera coincide con nuovi riconoscimenti e importanti responsabilità. La collezione Autunno/Inverno 2026-2027, ispirata al fascino e al mistero dell’Oriente e presentata a Milano, gli ha valso il riconoscimento alla carriera Best Womenswear Designer.

Accanto alla moda, il suo impegno si estende oggi anche al cinema e alla valorizzazione culturale della Calabria, attraverso la presidenza della Fondazione Calabria Film Commission.

Eppure, di fronte a una personalità così importante, il rischio è quello di fermarsi all’immagine pubblica, ai successi, ai premi e alle creazioni che hanno conquistato il mondo dello spettacolo.

Questa intervista nasce dal desiderio di andare oltre.

Oltre la perfezione di un abito, oltre la magnificenza di una passerella, oltre il prestigio di una carriera costruita con talento e determinazione.

Desideravo incontrare l’uomo, prima ancora dello stilista. Comprendere quale sensibilità si nascondesse dietro quella straordinaria capacità di interpretare la bellezza femminile. Scoprire le emozioni, le fragilità, le delusioni, i ricordi e i desideri che continuano ad accompagnare il suo percorso.

Ed è proprio questo l’aspetto che più profondamente mi ha colpita nelle sue risposte.

È emersa un’anima autentica, sensibile, profondamente legata alle proprie radici e ai valori umani. Un uomo capace di riconoscere le proprie vulnerabilità, di raccontare senza retorica la solitudine che talvolta accompagna il successo e di attribuire alla lealtà, all’affetto e alla coerenza un valore superiore a qualsiasi riconoscimento.

Un uomo che, dopo trent’anni, conserva intatta la meraviglia del ragazzo che sognava le grandi passerelle, ma che oggi guarda al futuro con un desiderio ancora più profondo: lasciare qualcosa agli altri, trasmettere conoscenza, creare opportunità per le nuove generazioni.

Le sue parole restituiscono così una dimensione ulteriore alla sua arte.

Perché, conoscendo l’uomo, anche i suoi abiti sembrano acquisire un significato nuovo. La ricchezza dei ricami, la teatralità delle forme, la delicatezza delle trasparenze non appaiono più soltanto come scelte estetiche, ma come frammenti di una sensibilità che trova nella moda il proprio linguaggio.

L’anima dell’uomo non si contrappone all’immagine del grande stilista contemporaneo: la completa, la arricchisce e, forse, ne rivela la bellezza più autentica.

Quella che segue non è soltanto un’intervista sulla moda. È un viaggio attraverso trent’anni di vita, arte, incontri e trasformazioni, raccontato da un protagonista che, dietro il successo, continua a custodire il coraggio e la delicatezza di chi non ha mai smesso di sognare.


L’intervista

Anton Giulio Grande, quest’anno celebra trent’anni di carriera, un percorso fatto di successi, incontri straordinari e sfide importanti. Se potesse tornare per un istante al ragazzo che muoveva i primi passi nel mondo della moda, cosa gli direbbe oggi? E quanto di quel giovane sognatore riconosce ancora nell’uomo che è diventato?

A quel ragazzo che muoveva i primi passi con il cuore pieno di sogni e i fogli bianchi e immacolati da disegnare, oggi direi semplicemente: ‘ Grazie per non aver mollato mai , anche quando la salita sembrava impossibile e di aver avuto il coraggio di sognare così in grande ‘. Gli direi di fidarsi del suo istinto e della sua visione della bellezza, perché l’autenticità ripaga sempre. Da quel giovane sognatore riconosco praticamente tutto. L’uomo di oggi è più maturo, ha affrontato sfide importanti e ha il privilegio di guardare indietro a 30 anni di successi, ma lo sguardo verso il futuro è lo stesso. La passione bruciante, la fame di creare e lo stupore davanti ad un tessuto che prende forma sono rimasti intatti . Senza quel ragazzo e la sua sana incoscienza, l’Anton Giulio Grande non esisterebbe.

Le sue creazioni raccontano una femminilità intensa, elegante, talvolta misteriosa. Ma ogni artista, inevitabilmente, lascia qualcosa di sé nelle proprie opere. Quanto della sua anima, delle sue fragilità e delle sue esperienze personali si nasconde dietro un abito firmato Anton Giulio Grande?

C’è moltissimo di me , probabilmente tutto. Credo sia impossibile per un artista scindere la propria produzione creativa dal proprio vissuto intimo . Ogni abito che disegno non è semplicemente un esercizio di stile o di alta sartoria , ma un capitolo della mia biografia. La femminilità intensa e misteriosa che racconto nasce proprio dal dialogo costante con le mie fragilità. Ho sempre incanalato la mia sensibilità, le mie inquietudini e i miei momenti di vulnerabilità nel disegno. Il pizzo, le trasparenze, i ricami meticolosi e le strutture sinuose diventano così una sorta di armatura e, al tempo stesso , una confessione . C’è la mia terra, la Calabria, con i suoi contrasti forti di luce e ombra , di passione e rigore , ci sono i miei ricordi d’infanzia, i miei amori, i miei studi e letture, le mie malinconie e solitudini, il legame indissolubile col Mediterraneo, la Calabria, terra dai forti contrasti , dalle luci accecanti e dalle ombre profonde , che plasmano da sempre la mia estetica drammatica e teatrale. Ogni mio abito è, in realtà , un frammento della mia anima e una pagina del mio diario personale. Non concepisco la moda come un semplice esercizio estetico o un involucro superficiale, per me è un ‘esigenza viscerale , un prolungamento del mio modo di sentire e vivere.

La sua ultima collezione, presentata durante la Milano Fashion Week, ha esplorato il fascino e il mistero dell’Oriente, conquistando anche il riconoscimento Best Womenswear Designer. Al di là degli applausi e dei premi, quale emozione ha provato vedendo prendere vita questa nuova visione creativa? E cosa continua a emozionarla dopo tanti anni di passerelle?

Vedere prendere vita una nuova visione creativa , specialmente una collezione così intima e complessa come quella dedicata all’ Oriente è un’emozione indescrivibile, quasi catartica. Quando i disegni , i ricami opulenti e i tessuti fluidi come georgette, chiffon e tulle di seta lasciano il laboratorio per muoversi sul corpo delle modelle in passerella si prova una sensazione di assoluta meraviglia. E’ il momento esatto in cui il sogno e l’ossessione per il dettaglio si trasformano in realtà visibile. Ricevere il premio come Best Womenswear Designer in una cornice così prestigiosa è stato un onore immenso ma la vera emozione è stata percepire che il pubblico e la giuria hanno colto l’essenza profonda di quel viaggio sensoriale , fatto di mistero , sensualità ed eleganza senza tempo. Ciò che continua ad emozionarmi dopo molti anni di passerella è lavorare nei laboratori con sarte e ricamatrici , vedere un’idea astratta trasformarsi in dettagli che poi comporranno l’abito attraverso pizzi e ricami , e’ una scarica di pure adrenalina. E quel millesimo di secondo prima che si accendono le luci e parte la musica …ogni sfilata è un nuovo debutto, e la moda per me, resta prima di tutto una missione d’amore e di cultura .

Nel corso della sua carriera ha incontrato personalità straordinarie e attraversato ambienti nei quali l’immagine riveste un ruolo fondamentale. Ma dietro il successo esistono anche solitudine, sacrifici e momenti di disillusione. C’è stata una delusione che l’ha cambiata profondamente, insegnandole qualcosa che nessun successo avrebbe potuto insegnarle?

Nella mia quasi trentennale carriera ho avuto il privilegio di vestire e frequentare personalità iconiche , ma dietro quel glamour si nasconde spesso una grande solitudine, che ho provato più volte anche io sulla mia pelle. Se devo pensare ad una delusione che mi ha cambiato profondamente, non è legata ad un singolo fallimento professionale, ma ad una disillusione umana: scoprire la fragilità o addirittura l’inesistenza e opportunismo di certi pseudo legami che credevo sinceri. È facile confondere l’adulazione con l’affetto, e si tende ad essere guardati per la tua etichetta o per il tuo personaggio prima ancora di guardare la persona . Le consapevolezze feriscono ma talvolta possono anche salvare e insegnare che nessun successo o applauso può trasmettere l’arte del distacco e la riscoperta dell’autenticità . Ho imparato a proteggere la mia privacy , il mio nucleo più intimo , a selezionare le persone da avere accanto e a capire che il vero successo non è piacere a tutti ma rimanere fedele a se stessi . Oggi guardò a quel mondo con lo stesso amore per la bellezza , ma con una maturità e una corazza diversa : so chi sono quando i riflettori si spengono e la sala si svuota.

Recentemente è stato protagonista anche di Umbria Fashion a Perugia, un evento che valorizza la creatività e le nuove generazioni di stilisti. Quando incontra un giovane talento che sogna di affermarsi, rivede qualcosa di sé? E quale consiglio sente di poter dare a chi oggi cerca il coraggio di credere nel proprio futuro?

Si, certo ! Ogni volta che incrocio lo sguardo di un giovane stilista , di un designer o di un creativo che muove i primi passi, rivedo intatta quella fame di bellezza , quella sana incoscienza e quel fuoco sacro che mi animavano agli inizi , quando da Lamezia Terme sognavo le passerelle internazionali. Rivedo in loro il batticuore dei primi bozzetti, la totale dedizione ai tessuti e al desiderio viscerale di dare una forma tangibile all ‘immaginazione .Nei loro occhi ritrovo me stesso , alla loro età, la determinazione di chi non vede il proprio lavoro come un mestiere, ma come un’urgenza d’espressione. A chi cerca il coraggio di credere nel proprio futuro , mi sento di dare pochi consigli fondamentali , di non cercare scorciatoie e di non aver paura di essere unici , particolari e speciali , non cercando di copiare le tendenze passeggere del momento o di compiacere un mercato standardizzato, la vera forza risiede nella propria identità e nelle proprie radici che renderanno sempre riconoscibili. La moda è un percorso meraviglioso ma fatto di grandi sacrifici , studio , ricerca e disciplina rigorosa . Il talento , la creatività e l’estero vanno coltivate con disciplina di ferro senza l’apprendimento dell’artigianalita rimangono cose astratte . Bisogna avere il coraggio di osare e di difendere la propria identità stilistica , anche quando il mercato sembra chiedere omologazione. Il futuro appartiene a chi sa unire la poesia della creatività alla concretezza del saper fare . Il futuro appartiene a chi ha l’audacia e la pazienza di costruire .

Accanto all’alta moda, il suo percorso l’ha portata alla presidenza della Calabria Film Commission, un incarico che unisce cultura, cinema e valorizzazione del territorio. Quanto è stato importante per lei restituire opportunità alla sua terra? E cosa prova quando vede la Calabria raccontata attraverso lo sguardo di un regista, anziché attraverso i luoghi comuni che troppo spesso l’hanno accompagnata?

Restituire opportunità alla mia terra non è stato solo un traguardo importante , ma un vero e proprio dovere morale e artistico , il coronamento naturale del mio percorso umano e creativo . L’Alta Moda mi ha insegnato l’importanza del dettaglio, della bellezza espressiva e della valorizzazione del talento italiano nel mondo .Quando il Presidente della Regione Roberto Occhiuto mi ha affidato la guida della fondazione Calabria film commission, ho capito che potevo applicare quegli stessi principi di eccellenza per costruire un’autentica industria culturale nella mia Regione. La Presidenza della Calabria film commission rappresenta la sintesi perfetta di questo percorso: il cinema esattamente come l’alta moda , vive di estetica , di storie e di visioni .Vedere la Calabria raccontata attraverso lo sguardo profondo di un regista suscita in me un emozione immensa e un forte senso di riscatto . Per molti , troppi anni, la Regione è stata priogioniera di narrazioni stereotipate e di logori cliché che ne hanno oscurato la vera essenza . Attraverso il grande schermo , invece emerge finalmente la Calabria autentica , una terra di bellezze ancestrali e diversificate , che spazia dal fascino dei borghi storici alla maestosità della Sila fino alle coste . Guardare la Calabria spogliata da luoghi comuni e rivestita di pura poesia visiva è la dimostrazione che la Calabria possiede un’anima universale , capace di parlare al cuore di chiunque.

La moda e il cinema condividono la capacità di trasformare un’emozione in un’immagine destinata a rimanere nella memoria. Lei ha attraversato entrambi questi mondi e ha conosciuto grandi protagonisti dello spettacolo. Esiste un incontro, una frase o un gesto che custodisce ancora oggi come uno dei regali più preziosi ricevuti lungo il suo cammino?

La moda e il cinema sono due specchi che riflettono la stessa anima , capaci di cristallizzare un’istante effimero e renderlo eterno . Nel corso del mio cammino ho avuto il privilegio di vestire e dialogare con grandi protagoniste del cinena , Tv e spettacolo, anime che non solo hanno fatto la storia del cinema ,ma che incarnavano un’idea monumentale di bellezza e carisma . Se devo pescare nella memoria il regalo più prezioso , non posso pensare ad un singolo episodio , piuttosto a più gesti d’altri tempi che racchiudono legami importanti e significativi .

Viviamo in un’epoca in cui tutto sembra correre velocemente, anche nella moda, dove le tendenze si susseguono e l’apparenza rischia talvolta di prevalere sull’autenticità. Lei, che ha fatto della bellezza una forma di espressione artistica, che significato attribuisce oggi alla parola eleganza? È qualcosa che si indossa oppure qualcosa che appartiene all’anima?

Oggi la parola eleganza rischia di essere svuotata dal frastuono della velocità, dal fast fashion , per me resta un concetto sacro di armonia e autenticità. Non ha nulla a che fare con un abito costoso o col trend passeggero dettato o meglio influenzato dai social . L’eleganza è un ‘ impronta invisibile che si lascia attraverso una stanza…l’eleganza nasce inevitabilmente dall’anima ma ha bisogno del corpo e dell abito per manifestarsi come opera d’arte vivente . È data da un attitudine innata , un modo di muoversi , di parlare , di camminare , di accavallare le gambe , di toccarsi i capelli ma soprattutto di rispettare gli altri e se stessi . Tuttavia il compito dello stilista è quello di creare un ponte metafisicò tra lo spirito e la materia. In un momdo come quello attuale che corre troppo velocemente verso l’omologazione , l’eleganza oggi è il coraggio di rallentare , di scegliete un abito che incarni una bellezza senza tempo .Ricordo la generosità di grandi donne , icone dello spettacolo che si guardavano allo specchio per la prima volta indossando una mia creazione di Alta Moda e in quel momento preciso e in quel silenzio sospeso , fatto di sguardi , di carezze di tessuti , e di un semplice sorriso di soddisfazione e compiacimento e complicità , ho capito cosa significava creare un’immagine destinata a rimanere nel tempo . Il dono più grande che custodisco è proprio la fiducia assoluta che le donne mi hanno concesso e affidato . Se devo pensare ad un regalo speciale e prezioso che custodisco gelosamente non di una donna , ma di uomo unico , il pensiero va ad un incontro straordinario che ha segnato profondamente la mia visione artistica , quello con Franco Zeffirelli avvenuto nel Salone del Cinquecento a Palazzo della Signoria a Firenze durante la mia sfilata di fine corso di laurea al Polimoda con la supervisione di Micol
Fontana . Ricordo che dopo aver visto la mia sfilata parlando di arte e bellezza … guardandomi negli occhi mi disse che il vero talento non sta solo nel saper creare qualcosa di bello , ma nell aver il coraggio di difendere la bellezza , anche quando intorno il momdo sembra ignorare e dimenticare. Quel modo di guardare i dettagli dei miei abiti fu l’insegnamento più grande . Ogni volta che disegno un abito ,cerco di onorare quella lezione .

Dopo trent’anni di carriera, riconoscimenti internazionali e nuove responsabilità, potrebbe sembrare che molti dei suoi sogni abbiano già trovato realizzazione. Ma vorrei chiederle di guardare oltre ciò che ha costruito: esiste ancora un desiderio, forse molto personale, che non ha mai avuto il coraggio o l’occasione di realizzare? Qual è il sogno che oggi le fa battere il cuore?

E’ una bellissima domanda , che tocca le corde più intime . Trent ‘anni di carriera sono un traguardo importante, fatto di sacrifici , notti insonni ma soprattutto di passerelle internazionali e recentemente anche di stimolanti , impegnative responsabilità istituzionali. Ho dato forma a tantissimi sogni , trasformando il tessuto in emozione , eppure l’arte vive di costante insoddisfazione e ricerca continua. Per tutti questi anni la mia creatività è stata al servizio della bellezza da indossare , dai dettagli perfetti, dalla spettacolarità e dai colpi di scena sui red carpet e nelle sfilate . Oggi il sogno che più mi fa battere il cuore è legato ad una dimensione più duratura e formativa . Il desidero di creare una fondazione permanente ,individuando un delfino , radicata nella mia terra ma aperta al mondo . Un luogo fisico e ideale dove custodire e tramandare segreti di alta sartoria e cultura artistica alle nuove generazioni, offrendo ai giovani talenti occasioni che io ho dovuto cercare altrove . Una sorta di necessità di restituire ciò che ho ricevuto, di lasciare un segno , di trasmettere la bellezza come valore eterno , per far sì che la passione che ha guidato la mia vita possa accendere il futuro di qualcun altro , non avebdo eredi diretti.

Vorrei concludere lasciando da parte, per un momento, il grande stilista e il personaggio pubblico. Se immaginasse il futuro tra dieci anni, lontano dai riflettori e dai riconoscimenti, quale uomo vorrebbe essere? E soprattutto, cosa le piacerebbe che le persone ricordassero di Anton Giulio Grande, al di là degli abiti, delle passerelle e del successo?

Tra dieci anni vorrei essere un uomo profondamente libero . Libero da scadenze ,, da impegni noiosi , da aspettative del pubblico e dalle formalità . Mi vedo come una persona che continua a coltivare bellezza e cultura , magari dedicandosi anche alla scrittura quella più intima , per puro piacere personale , senza dover dimostrare più nulla a nessuno . Mi piacerebbe che le persone ricordassero Anton Giulio come un uomo coraggioso ed empatico. .Soero che di me rimanga la coerenza , la capacità di ascoltare e la determinazione di un ragazzo del Sud che ha creduto , inseguito un sogno senza mai scendere a compromessi con la propria integrità, valori , educazione e ideali trasmessi dalla sua famiglia. Al di là degli abiti e delle passerelle e del successo, mi piacerebbe che le persone ricordassero la mia umanità , la mia lealtà e la passione sincera che ho messo in tutto ciò che ho fatto, che rimanesse il ricordo di un uomo che ha cercato di donare bellezza non solo attraverso tessuti e ricami, ma anche attraverso rapporti umani .


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *