Una vita tra moda, cinema e televisione. Il modello e attore italiano sarà tra i protagonisti della Gambia International Fashion Week, portando sulla passerella africana l’esperienza e il fascino di una carriera straordinaria. «Il segreto è non perdere mai la passione».
Ci sono carriere che nascono da un progetto preciso e altre che prendono forma quasi per caso, trasformando un incontro inatteso in una vita intera dedicata allo spettacolo. Quella di Fabrizio Valenti appartiene alla seconda categoria.
Modello, attore e volto di numerose campagne pubblicitarie, Valenti ha attraversato decenni di moda, cinema e televisione, lavorando in Italia e all’estero e costruendo un percorso professionale caratterizzato da versatilità, eleganza e capacità di reinventarsi.
Oggi, per lui, si apre un nuovo capitolo internazionale: Fabrizio Valenti parteciperà come modello alla Gambia International Fashion Week, evento dedicato alla moda e all’incontro tra creatività, culture e professionisti del settore.

Una partecipazione che rappresenta una nuova esperienza in una carriera già ricca di importanti collaborazioni e che conferma come la passione per la moda possa continuare a offrire opportunità, indipendentemente dall’età e dalle trasformazioni del mercato.
Dalle passerelle di Milano, Firenze e Roma fino a Parigi, New York e alla Spagna, Valenti ha conosciuto da vicino l’evoluzione del fashion system, vivendo gli anni delle grandi top model, delle sfilate esclusive e delle campagne pubblicitarie che hanno segnato un’epoca.
Il suo percorso comprende anche il cinema, la televisione e un settore meno conosciuto ma fondamentale nella comunicazione pubblicitaria: quello della manistica, che lo ha visto protagonista di numerosi lavori per importanti marchi.
Con uno sguardo lucido, talvolta critico, sul presente e una passione che non sembra conoscere il passare del tempo, Fabrizio Valenti si racconta a Fashion Style Magazine.
«IL SEGRETO È CONTINUARE A DIVERTIRSI»
Fabrizio, dici che il tuo segreto è divertirti. In un mondo come quello dello spettacolo, dove contano molto l’immagine, la competizione e il successo, quanto è importante riuscire a mantenere la leggerezza e la passione degli inizi?
«È importantissimo mantenere la leggerezza, la passione, ma soprattutto la voglia di continuare. Faccio questo lavoro perché mi piace, perché sono contento di farlo.

Devo dire, però, che negli ultimi anni è cambiato tantissimo. Quando ho iniziato io, per cercare un modello bisognava rivolgersi a un’agenzia oppure conoscerlo direttamente. Oggi è cambiato completamente l’approccio.
Una volta c’erano modelli straordinari, molti americani, e la competizione era altissima. Oggi sono cambiati i criteri di selezione e, sinceramente, a volte faccio fatica a comprenderli.
È diventato un lavoro sempre più difficile, anche con l’arrivo dell’intelligenza artificiale. Ma io, nonostante l’età, tengo duro e cercherò di andare avanti».
GLI ESORDI NEL CINEMA: UN PROVINO INASPETTATO
Hai iniziato a lavorare nel cinema a soli 18 anni, passando da piccoli ruoli a esperienze importanti, come quella in College di Castellano e Pipolo. Qual è il ricordo più bello di quegli anni e quando hai capito che il mondo dello spettacolo sarebbe diventato la tua strada?
«Il ricordo più bello è sicuramente legato ai miei diciott’anni. Avevo appena finito la scuola e tutto è cominciato per caso.
Un mio amico doveva sostenere un provino per un film e io lo accompagnai. Quando i registi mi videro, dissero subito che andavo bene. Mi scelsero praticamente senza farmi fare il provino!
Fu un’esperienza meravigliosa. Fino a quel momento ricevevo complimenti per il mio aspetto, ma non avevo mai pensato seriamente di intraprendere questa strada.
Dopo quell’occasione iniziarono ad arrivare altre proposte: sfilate, servizi fotografici, piccoli ruoli cinematografici e lavori anche all’estero. Mi resi conto che poteva diventare davvero la mia professione.
Erano anni bellissimi. Si lavorava, si guadagnava bene e si viveva un ambiente pieno di fascino, con feste, eventi e personaggi importanti. Era un mondo molto diverso da quello di oggi».
LE GRANDI PASSERELLE E UNA MODA CHE CAMBIA
Hai sfilato per grandi nomi della moda italiana e internazionale, da Brioni a Laura Biagiotti, fino a Gucci, Jean Paul Gaultier e Vivienne Westwood. Che cosa significava essere un modello in quegli anni e quanto è cambiato questo mestiere?
«Essere un modello in quegli anni era qualcosa di molto diverso. C’erano le grandi top model e sulle passerelle si vedevano uomini e donne di una bellezza straordinaria.
Anche la moda aveva regole più precise. Le tendenze erano riconoscibili: se andava un determinato pantalone, quello diventava il riferimento della stagione.
Oggi la moda offre degli spunti, ma poi ciascuno interpreta lo stile a modo proprio. Questo può essere interessante, ma secondo me si è perso anche qualcosa.
Credo che per fare il modello servano determinate caratteristiche: fisicità, fascino, presenza, classe e un modo particolare di muoversi e di interpretare gli abiti.
Non basta decidere di volerlo fare. È un mestiere e, come tutti i mestieri, richiede qualità e professionalità.
Anche manifestazioni storiche come Pitti, a mio parere, sono cambiate molto. A volte ho l’impressione che si cerchi più l’effetto spettacolare che l’eleganza autentica».
DA ROMA A NEW YORK: IL FASCINO DELLE GRANDI CAPITALI DELLA MODA
Da Roma a Firenze, fino a Milano: la tua carriera ti ha portato a vivere esperienze e ambienti molto diversi. Quale città ha lasciato il segno più profondo nel tuo percorso?
«Ho sfilato a Milano, Firenze, Roma, anche a Piazza di Spagna, ma ho lavorato molto anche all’estero: New York, Parigi e Spagna.
Se devo scegliere un’esperienza che mi è rimasta particolarmente impressa, direi New York.
È veramente un altro mondo, con uno spirito e un’energia differenti. Quando arrivi lì, percepisci subito qualcosa di speciale.
Milano è stata per molti anni un punto di riferimento assoluto per la moda. Oggi, secondo me, ha perso un po’ di quella centralità e di quel fascino che ricordavo.
Ma, nonostante tutti i cambiamenti, continuo a fare il mio lavoro e soprattutto continuo a essere me stesso».
IL SUCCESSO INASPETTATO COME MODELLO DI MANI
Sei diventato anche un professionista della manistica, prestando le tue mani a numerose campagne pubblicitarie. Come è nata questa specializzazione?
«È nata per caso, proprio come tante altre cose della mia carriera.
Un giorno la mia agenzia ricevette la richiesta di un cliente che cercava un modello di mani. Presentarono diversi candidati e alla fine scelsero me.
Da quel momento è cominciata una seconda carriera, che mi ha dato tantissime soddisfazioni, anche economiche.
Forse molte persone non immaginano quanto siano importanti le mani nella pubblicità. Pensiamo a uno spot: vediamo il volto di un attore, poi l’inquadratura passa alla mano che prende o utilizza un prodotto.
Ecco, molto spesso quella mano appartiene a un professionista specializzato.
Ho realizzato centinaia di lavori di questo tipo. Da circa quindici anni lavoro anche per pubblicità legate a marchi come Nespresso e Lavazza.
È un settore particolare, ma estremamente interessante. Mi ha permesso di ampliare ulteriormente le mie possibilità professionali».
GLI INCONTRI IMPORTANTI E LA LEZIONE DELL’UMILTÀ
Cinema, moda, televisione e pubblicità ti hanno permesso di conoscere tanti protagonisti dello spettacolo. Quali incontri ricordi con maggiore piacere e che cosa hai imparato dai grandi professionisti?
«Ho conosciuto tantissime persone, tra fotografi, registi, attori e personaggi famosi.
Ricordo, per esempio, alcuni lavori pubblicitari per Sky, durante i quali ho incontrato allenatori molto conosciuti come Carlo Ancelotti, Massimiliano Allegri ed Eusebio Di Francesco. Con Ancelotti ho avuto anche un’altra esperienza pubblicitaria.
La mia formazione, però, non si è limitata alla moda. Da ragazzo ho studiato pianoforte per cinque anni, ho fatto un anno di canto lirico e due anni di scuola d’arte drammatica. In quel periodo ho studiato anche insieme a Kim Rossi Stuart.
Tutte queste esperienze mi hanno arricchito.
La lezione più importante che ho imparato dai grandi professionisti è sicuramente l’umiltà.
Ho notato che spesso più una persona è davvero importante, più sa essere semplice e disponibile. È una qualità che apprezzo moltissimo e che considero fondamentale in qualsiasi ambiente lavorativo».
IL SUCCESSO, LA PROFESSIONALITÀ E I NUOVI PROGETTI
Dopo una carriera così lunga e ricca di esperienze, che cosa significa oggi per te avere successo? E guardando al futuro, c’è ancora un’esperienza professionale che vorresti vivere?
«Successo è una parola grande, che oggi mi mette anche un po’ in imbarazzo.
Vedo persone molto seguite sui social che vengono considerate di successo, ma non sempre capisco su quali basi.
Per come la vedo io, per avere successo bisogna studiare. Se vuoi fare l’attore devi studiare, e questo vale per qualsiasi professione.
Certo, puoi avere un talento naturale, puoi essere portato per qualcosa, ma questo non significa che non servano preparazione, impegno e disciplina.
Recentemente ho fatto un’esperienza nuova che mi è piaciuta moltissimo: ho presentato una convention al Salone del Mobile, con la partecipazione di un’azienda cinese e di una italiana.
Dovevo presentare i prodotti davanti a un pubblico e devo dire che mi sono emozionato. È stata una bella soddisfazione.
Mi hanno già richiamato per ripetere l’esperienza al prossimo Salone del Mobile, quindi evidentemente il mio lavoro è stato apprezzato.
Mi dicono spesso che ho una voce adatta al doppiaggio, anche se non è un settore che mi attira particolarmente.
Chissà, magari in futuro arriveranno altre opportunità. La cosa importante è continuare ad avere curiosità e voglia di mettersi in gioco».
FABRIZIO VALENTI ALLA GAMBIA INTERNATIONAL FASHION WEEK: UNA NUOVA SFIDA INTERNAZIONALE
Dopo aver attraversato le passerelle di alcune delle principali capitali della moda, Fabrizio Valenti si prepara dunque a vivere una nuova esperienza professionale in Africa.

La sua partecipazione alla Gambia International Fashion Week rappresenta un incontro tra esperienza e nuove prospettive creative, in un contesto internazionale che mette al centro la moda come linguaggio capace di avvicinare culture, identità e sensibilità differenti.
Per un professionista che ha fatto dell’eleganza, della versatilità e della determinazione i propri punti di forza, questa nuova passerella assume un significato particolare.
Non è soltanto un’altra occasione per indossare e interpretare una collezione, ma la dimostrazione che una carriera può continuare a evolversi, aprendosi a nuovi mercati, nuovi incontri e nuove esperienze.
Dall’Italia al Gambia, Fabrizio Valenti continua a raccontare attraverso la propria immagine una storia di moda, talento e passione.
Una storia iniziata quasi per caso a diciotto anni e che, ancora oggi, non ha smesso di sorprendere.
Perché, come ama ricordare, il segreto è uno soltanto: non perdere mai la passione.


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