La poesia diventa incontro e l’alta cucina si fa emozione, intrecciandosi con il mondo delle favole.
Immagina di intraprendere un viaggio con Rizes, con la narratrice Ketty Adornato e con lo chef Filippo Cogliandro, un viaggio in cui la narrazione si veste di sapori e la fantasia prende forma attraverso l’arte della cucina.
Immagina una sera in cui i piatti diventano capitoli, le portate personaggi, i profumi incantesimi e ogni assaggio si trasforma in una piccola magia, un momento speciale da custodire nel tempo.
Immagina fiabe da ascoltare, da assaggiare, da interpretare attraverso la straordinaria fantasia dell’artista Cogliandro in cucina e la capacità evocativa della narratrice, che con la sua voce accompagna gli ospiti in un mondo sospeso tra realtà e immaginazione.

Immagina un sipario che si apre su tradizioni, memorie e curiosità, ingredienti preziosi di sogni che diventano prelibatezze.
Immagina una magia che non ha bisogno di essere cercata, perché è già nell’aria, in quella cucina dove Filippo Cogliandro vive le sue giornate, dove il tempo sembra sospendersi e dove ogni gesto trova una propria dimensione fantastica.
Anche la sua storia, in fondo, somiglia a una favola. Una favola attraversata da dolori, timori e incertezze, ma capace, con il tempo, di trasformarsi in un racconto di bellezza, leggerezza e rinascita.
È qui che l’arte di ascoltare una fiaba incontra quella di raccontarla. E il racconto diventa qualcosa di più di un semplice intrattenimento: un’esperienza che attraversa la cultura, la letteratura e la dimensione più profonda dell’animo umano.
Immagina allora la sua favola, che non è soltanto una storia destinata ai bambini, ma una mappa per un viaggio capace di raccontare la sua vita e di rivelarne la parte più intima e autentica.

Le sue storie vivono nei suoi piatti, prendono forma attraverso l’abilità delle mani, la sensibilità e il talento. Parlano un linguaggio simbolico che arriva direttamente all’anima di chi le ascolta e, soprattutto, di chi le assaggia.
E così, le fiabe della tradizione popolare diventano protagoniste di un percorso gastronomico in cinque racconti, cinque suggestioni, cinque piccoli mondi da esplorare attraverso il gusto.
Immagina Le Tre Raccoglitrici di Cicoria, dove l’umiltà di un’erba spontanea incontra la generosità della terra e si trasforma in una delicata armonia di sapori.
Immagina Il Giardino del Vento, dove un fiore di zucca si veste di leggerezza e i colori della natura sembrano danzare nel piatto.
Immagina L’Uva Salamanna, un’uva preziosa che diventa simbolo di speranza e rinascita, trasformandosi in un risotto dal colore intenso del vino rosso, dove il frutto incontra il riso della Piana di Sibari e il carattere dei formaggi delle montagne calabresi.
E poi La Tavola della Cuccagna, dove l’abbondanza e la convivialità prendono forma attraverso un piatto che celebra il piacere dello stare insieme, prima di giungere a Bianca come la Ricotta, Rossa come il Sangue, un dolce che sembra uscito dalle pagine di una fiaba, tra il candore della ricotta, il rosso del melograno e il profumo del bergamotto di Reggio Calabria.

Cinque portate che non si limitano a interpretare una storia, ma ne custodiscono l’anima, trasformando ingredienti semplici e preziosi in emozioni da assaporare.
Perché, nella cucina di Filippo Cogliandro, ogni ingrediente ha una memoria, ogni piatto una voce e ogni sapore qualcosa da raccontare.
Sono storie capaci di alleggerire i giorni del cuore con i colori e i sapori, di regalare piccoli insegnamenti, di rischiarare i pensieri e, talvolta, di rimarginare le incertezze.
In sottofondo, come una musica lenta, mentre scorrono le immagini di piatti gourmet da gustare, si leva la voce di Ketty Adornato, narratrice di fiabe, che insieme a Filippo Cogliandro mette letteralmente in scena un racconto animato.
Un’esperienza attraverso la quale trasmettere un messaggio semplice e profondo: l’importanza del bello e del buono, che Filippo sa raccontare con la sensibilità di chi ha fatto della cucina non soltanto una professione, ma una forma di espressione e di vita.
Ed è proprio questo lo spirito della favola che lo chef Filippo Cogliandro ci invita a scoprire.
Immagina…
Perché l’immaginazione è forse la favola più bella. Quella che lui stesso crea, mostra e rinnova attraverso la sua cucina, dando voce ai luoghi della sua terra, alle persone, alle tradizioni e ai ricordi custoditi nei sapori.
Una Calabria autentica, capace di raccontarsi attraverso la propria storia, la cultura, il buon cibo e una bellezza che non passa mai. Una terra che sa accogliere e lasciare nel cuore di chi la incontra un ricordo destinato a durare.
E forse, tra tutte le favole, ce n’è una che Filippo custodisce con particolare affetto. Una favola saggia, fatta di poche parole e di un insegnamento che attraversa il tempo.

È lui stesso a raccontarla:
«Una volta, da ragazzo, ho incontrato una persona anziana che mi disse: “Il passato è un luogo da cui prendere insegnamento, non un luogo in cui abitare. Ti deve servire solo per imparare”.»
Ma cosa significa?
Significa accettare ciò che non può essere cambiato, imparare ciò che doveva essere imparato e, finalmente, deporre quel peso che non eravamo destinati a portare per il resto della vita.
Non perché ciò che è accaduto non abbia avuto importanza, ma perché la vita merita di essere vissuta nel presente.
E forse è proprio questa la magia più grande: trasformare ciò che abbiamo vissuto in qualcosa di bello da condividere.
Anche attraverso un piatto.
Anche attraverso una favola.


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